Nicola Nuti

freggio

Nello studio di Gianna Ruggiero, solo quadri, e poco altro. La pittrice non addobba il suo spazio di lavoro: una sedia, uno sgabello, il cavalletto e la schiera di dipinti. Le sue grandi tele possono essere rappresentazione, luogo per immagini da fermare o da dissolvere. È talmente perentorio il suo afferrare e disegnare una figura che la superficie del quadro diventa un campo di affermazione della forma: da un equivoco turbine di segni e materia la sua mano salva qualcosa di definito. A volte i suoi fondi sembrano muri calcinati, tormentati e le sue donne una sorta di sinopia, più impronta che corpo. Sulle sue pareti possono stare accostate figure femminili, alberi sinuosi come corpi, ritratti enormi di alcuni anni fa, pagine pittoriche che crescono strato su strato, che esprimono voluttà a volte dimesse, a volte sontuose. La pittura composta, meditata, plastica, caratterizzata, in fondo, da flessioni liriche dei tempi trascorsi, non è stata del tutto sgominata e periodicamente riaffiora in mezzo a un andamento più viscerale e istintivo, affidato all'emotività e alla sensazione. Se prima i volti, i corpi, le pose sembravano celebrare compostezza ed eleganza, seppure con un velo di malinconia, quasi non toccate dalla lugubre oscenità degli eventi vicini a noi, adesso la grana e lo spessore della materia, il segno scabro pervadono il quadro di inquietudine e drammatica sensualità. L'artista non si nega a una certa soavità della composizione, diciamo pure con accenti glamour; le sue conoscenze si manifestano piuttosto per vie interne: basta un segno nel colore, una zona chiara come pelle per rivelare il suo essere scossa da brividi di bellezza. Ma non si tratta di soffermarsi sull'aspetto corporale, seppure suadente: è ancora un ingresso oltre la soglia dell'apparenza, dove perfino le illusioni aiutano a rendere accogliente ogni particolare. Femmine nel senso della loro origine ferina (in questo una sorta di tendenza a ritornare sui passi tribali dove non esiste la nozione di pudore), rappresentate senza ambiguità, ma fiere, anche della loro turbata, e forse ferita, solitudine. E si può dire che le sue figure, talvolta spudorate, quasi provocate per eludere la verità in un abbandono onirico, restano sospese in un limbo esistenziale, senza tempo. Ciò che viene eluso è la memoria. Nessun indizio. Ruggiero non ne cerca una definizione, ma attraverso la pelle, quella raffigurata e quella della pittura, vediamo i segni di una storia, quella di sempre, dell'umana condizione.

Febbraio 2026


Nicola Nuti

Franco Bugatti

freggio

Non sempre si principia con un enfant prodige
Il più delle volte i bambini nascono normali 
Rari sono i casi in cui già alla nascita 
Il genio si manifesta in tutto il suo splendore
Successe a Mozart, Wolfgang Amadeus
Che all’età di tre anni fece i primi saggi di composizione
A sei scrisse il primo minuetto e un allegro in mi bemolle 
Non fu il caso di Gianna 
Nata in quel di Prato da genitori modesti lavoratori 
In genere le bambine come Gianna 
Nascono con una miriade di sogni e desideri 
Ma lei ne aveva forse uno in più delle altre 
Un sogno colorato 
Così in lei il mito dell’arte si fa largo 
Spumeggiando in iridescenti forme luminose 
Quando fu grande abbastanza 
intorno agli anni ottanta sulla scia di quel sogno infantile 
Si iscrisse al Liceo Artistico Serale a Firenze 

Parafrasando un noto film posso dire 
“io la conoscevo bene” 
Giovane passionale e piena di energia 
Non facilmente omologabile 
Disegnava già bene con un segno elegante 
Ma forse in cerca di un amore o non so cos’altro 
Difettava di perseveranza 
Oppure le regole di una scuola la annoiavano 
Frequentava poi spariva senza una ragione 
Per ritornare dopo qualche anno e sparire ancora 
Si leggeva nei suoi occhi la passione bruciante 
Restammo in contatto per anni 
Sempre in maniera saltuaria e mai continuativa 
Un giorno mi disse di soffrire a dipingere in camera 
Voleva un suo spazio per dipingere e vivere 
Lo fece, un piccolo studio col tetto basso 
Ma sufficiente per rinascere ancora 
Ora i suoi urli son divenuti un canto 

Sono passati i suoi vent’anni ma esperienze accumulate 
Parlano di una maturità che è simile al Don Chisciotte 
Che nel libro di Cervantes non ha un’infanzia 
E solo alla fine si dice che si chiamava Alonso Quijano 
Fu con la partenza di Don Chisciotte 
A compiere atti eroici 
Che ci fu la consacrazione La vocazione! 
Che è per Gianna la realizzazione del sogno colorato 
Un sogno di colori scintillanti e di segni eleganti 
In una società come la nostra 
Dove non è consentito d’invecchiare 
Per Gianna è indice di maturità e prestigio 
Quelle facce statuarie per lo più di donne africane 
D’una bellezza inusuale e fascinosa 
Spesso per molti scandalosa 
la bellezza si trova ovunque 
anche nei luoghi più improbabili 
se cercata con gli occhi dell’artista.

Gennaio 2023


Franco Bugatti